Volkswagen Polo, un successo lungo 42 anni

Per alcuni, Volkswagen significa Maggiolino (il primo, quello storico); per altri, di qualche anno più giovani, è sinonimo di Golf. Sono questi due, infatti, i modelli più gloriosi dell’azienda tedesca, ma anche la Polo, appena arrivata alla sua sesta generazione non scherza niente (e nemmeno la Passat, a dir la verità…). Polo che, proprio quest’anno, si è rinnovata da cima a fondo in occasione del lancio della sua sesta generazione. La macchina è maturata così tanto che i meno attenti la potrebbero confondere tranquillamente per una Golf di pochi anni fa, diciamo una Golf VI: non tanto esteticamente, né tantomeno per l’hi-tech di bordo (l’ultima Polo è tra passi avanti), quanto dal punto di vista delle qualità stradali, dell’abitabilità e della sicurezza percepita. E pensare che all’inizio e per diversi anni (almeno fino al 1994) era una vera e propria macchina da città, per dimensioni e attitudine. Eccola qui la sua storia, la sua grande evoluzione.

Origini Audi

C’è chi si scandalizza, ancora oggi, per le operazioni di re-badging, quei “magheggi” in seguito ai quali un’auto (ma anche oggetti diversi) cambia nome e marchio, ma di base rimane lo stesso prodotto di partenza. Volkswagen fa proprio questo, nel 1975, quando lancia la prima Polo, che altro non è che un’Audi 50 leggermente rivista e modificata per ridurre i costi di produzione. Un’interpretazione, quella di VW, che è decisamente più azzeccata di quella di Audi: la Polo surclassa la “50” nelle vendite, al punto che quest’ultima viene ritirata dal mercato nel 1978. Lunga circa 3,8 metri, pesante meno di 800 kg, la Polo consuma pochissimo e nasce, non a caso, anche in risposta alla crisi petrolifera. I motori disponibili sono tre, tutti a quattro cilindri, da 0.9, 1,1 litri e, per la GT, 1,3 litri di cilindrata. Il restyling della prima Polo arriva nel 1979 e le principali novità che apporta sono i paraurti in plastica e la griglia anteriore ridisegnata.

La piccola SW

Nel 1981 arriva la prima Polo “vera”, nata cioè come tale e non come riadattamento di un’Audi. Dei 42 anni di Polo, si tratta senza dubbio di quella dotata della personalità più forte. Il merito è delle forme da mini station wagon a tre porte: se fosse nata oggi, nell’epoca del marketing, probabilmente si sarebbe chiamata Polo Shooting Brake. Nomi a parte, la seconda generazione della Polo è disponibile anche con carrozzeria berlina e coupé (con il lunotto più inclinato) e, nel 1983, taglia il traguardo del milione di esemplari venduti. Altri segni particolari sono le dimensioni più grandi della media del suo segmento, ma anche uno spazio interno ai vertici, sia per i passeggeri sia per i bagagli. La Polo numero II è importante anche perché qui viene sperimentato il compressore volumetrico (sulla GT G40 1.3 da 113 CV del 1987), soluzione che poi verrà allargata a Golf e Corrado più sportive. Il modello, molto longevo, sta sul mercato fino al 1994, ma nel 1990 conosce un importante restyling. Cambia la forma dei fari anteriori, rettangolare e non più rotonda, vengono ridisegnate le luci posteriori e irrobustiti i paraurti, mentre gli interni si ispirano a quelli della Golf. Dal punto di vista tecnico, l’iniezione al posto del carburatore sul motore 1.0 e l’adozione del catalizzatore sono le novità più importanti.

Una Golf in scala ridotta

Nel 1994, la Polo cambia filosofia e diventa, come poi resterà da lì in avanti, una sorta di Golf in scala ridotta. La Golf di quel periodo è la generazione III, alla quale la sorella più piccola è chiaramente e volutamente ispirata. Le forme diventano infatti quelle di una classica due volumi, il disegno dei fari – davanti e dietro – è quello tipico delle VW di quel periodo, ma sono soprattutto gli interni e le doti stradali a fare il salto di qualità. Disponibile con carrozzeria a 3 e, per la prima volta anche a 5 porte e Variant (station wagon), qualcuno probabilmente se la ricorderà per la divertentissima versione Harlekin: a caratterizzarla è la verniciatura variopinta, dal giallo al verde acqua, passando per il viola e il rosso. I motori vanno dal 1.0 a benzina da 45 CV al 1.600, sempre a benzina, da 125 CV: si tratta del più potente montato fino a quel momento su una Polo e, non a caso, spinge la GTI. Altro segno particolare della Polo III è il fatto che su questa base viene costruito il veicolo commerciale leggero Caddy. Nel 1999 è il momento del restyling, abbastanza pesante, che avvicina nuovamente la Polo alla Golf, nel frattempo passata alla quarta generazione: mascherina, fari, paraurti e interni vengono completamente ridisegnati e resi molto più hi-tech. Diventano inoltre di serie il doppio airbag, l’ABS, mentre gli airbag laterali e l’ESP entrano nella lista delle dotazioni a richiesta.

Con la quarta generazione i fari raddoppiano

La Polo IV, del 2002, è probabilmente quella che più si stacca dai canoni stilistici di Volkswagen del proprio periodo: la ricorderete sicuramente per i quattro fari anteriori, i due esterni più grandi e i due interni più piccoli. Crescono inoltre le dimensioni, che sono per la prima volta più grandi rispetto a quelle della Golf di prima generazione. Tra le particolarità della Polo IV c’è sicuramente la versione Fun, con protezioni vistose in plastica nera sulla carrozzeria che la avvicinano, almeno nel look, a un piccolo SUV. Col restyling del 2005, la Fun diventa più esplicitamente Cross, ma soprattutto il frontale si “normalizza”: i fari tornano infatti nello stesso gruppo ottico, mentre i motori arrivano fino ai 180 CV della 1.8 turbo GTI. La Polo IV va in pensione nel 2009, sostituita dalla Polo V, figlia di un progetto completamente nuovo e che è in listino ancora adesso, seppur per poco.

fonte articolo e foto – omniauto.it –